Il Dantedì

Riflessioni…
Era il 4 febbraio quando l’Armaforte anticipava il “Dantedì” e permetteva alle classi seconde di partecipare ad una lezione tenuta dal Prof. Giuseppe Lo Manto, ideatore e direttore della Settimana degli Studi Danteschi. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che il nostro pianeta nel giro di pochi giorni sarebbe stato sconvolto dall’evento forse tra i più traumatici del dopoguerra. L’incontro quel 4 febbraio si concludeva con una citazione leopardiana, un invito agli uomini, infinitamente piccoli dinanzi ad un universo infinito, a ricercare la pace e la fratellanza ed a mantenere dritta la testa proprio come fa “La ginestra” nel momento in cui l’eruzione del Vesuvio sta per travolgerla e nonostante ciò continua a profumare. Oggi un po’; tutti ci sentiamo vulnerabili come quel fiore, con la sensazione di essere in pericolo e poco al sicuro, eppure quel fiore, così semplice ed al contempo così orgoglioso, non si piega ma combatte a testa alta.
I bambini di tutta questa vicenda sono certamente coloro che stanno pagando un prezzo troppo alto, chiusi nelle loro case, posizionati dinanzi ai loro strumenti informatici che gli consentono di tenere il contatto con gli amici e con la scuola (gli stessi strumenti che fino a qualche settimana fa noi adulti demonizzavamo, cercando di tenerli lontano da loro il più possibile ma che in questo momento, caratterizzato da incertezza e sbandamento, sono strumento di coesione e non divisione).
Ogni tanto ci si scoraggia, ci si interroga sul senso di questa Didattica a Distanza, quando il futuro appare più che mai incerto. Amo il mio lavoro infinitamente e soprattutto amo loro, i miei ragazzi ed anche oggi la risposta ai miei dubbi proviene da loro, perché Maryam questa mattina su WhatsApp mi scrive: Prof. Ho scritto questo piccolo testo per onorare il Sommo Poeta, allora penso “Eppure forse non sta andando così male”. Grazie Maryam!!!
(Classe 2F Scuola Secondaria di I grado)

Il Dantedì

Il DantedìDopo quasi 700 anni, Dante Alighieri può avere quel riconoscimento istituzionale che non ha mai avuto. Una vita complicata, segnata dall’infamia dell’esilio, mai con i favori dei potenti che gli hanno reso l’esistenza difficile per quel suo andare dritto.
Anche in ambito letterario quello che oggi noi consideriamo il Sommo Poeta e che è considerato uno dei più grandi insieme ad Omero e Shakespeare … non ha mai avuto l’alloro poetico, anche se si usa rappresentarlo con la testa incoronata. Questo giorno è quindi un’incoronazione da celebrare.
L’Italia e l’uomo italiano hanno bisogno di ripartire da Dante per tre motivi. In primo luogo, perché Dante, davanti a tutto, mette l’amore. L’uomo si muove per amore a volte fallendo o sbagliando, ma per amore. Sta all’uomo, quando capisce di aver sbagliato, di rimettersi sulla retta via.
Inoltre, perché può essere un faro anche nella politica, specialmente in questi periodi bui. Oggi prendere Dante come modello politico significa infatti, pensare al bene comune, che in questo momento è quello di cui avrebbe bisogno l’Italia.
Infine, ripartire da Dante vuol dire, rivedere tutto attraverso una bellezza impareggiabile, ricercata e raggiunta, messa su carta da un uomo straordinario fonte di ispirazione capace di dissetare e fare venire nuova sete.

 

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