​Quando l’emozione prende corpo: all’Armaforte di Altofonte l’arte e il movimento ridisegnano l’inclusione.

Esiste un momento preciso, nel disordine dell’adolescenza, in cui le parole non bastano a contenere tutto ciò che si muove dentro. È lì che il corpo e il colore possono trasformarsi in un manifesto per dirsi al mondo senza paura. Su questa intuizione è nato il progetto curriculare annuale “Corpo, colore ed emozioni”, che ha visto protagonisti gli alunni della classe 1A della scuola secondaria di primo grado dell’I.C.S. “E. Armaforte” di Altofonte.
​Il progetto, frutto della complicità didattica tra il professore Alessandro Manfré e la professoressa Maria Concetta Di Salvo, ha dimostrato come la scuola possa scardinare i confini tradizionali delle materie per farsi laboratorio di vita. Non più l’ora di Educazione Fisica scissa da quella di Arte, ma un unico, fluido viaggio interdisciplinare in cui il movimento diventa gesto artistico e la tela l’estensione di un respiro.
​L’avventura è cominciata sul pavimento della palestra, dove il corpo impara a mettersi in gioco. Prima ancora di impugnare i pennelli, i ragazzi hanno dovuto imparare a fidarsi l’uno dell’altro. Attraverso dinamiche di contatto, cerchi di fiducia ed esercizi di cooperazione, la classe ha sperimentato la forza della comunicazione non verbale. In un’epoca dominata dall’isolamento degli schermi, guardarsi negli occhi e sorreggersi a vicenda ha permesso di abbattere barriere invisibili, preparando il terreno per qualcosa di più profondo.
​Una volta consolidato il gruppo, l’azione motoria si è fatta espressione pura. Gli studenti hanno assunto pose plastiche, capaci di dare forma fisica agli stati d’animo, per poi stendersi su grandi fogli bianchi. Lì, mentre i compagni tracciavano a matita il contorno dei loro corpi, la linea di confine tra sport e arte si è dissolta definitivamente.
​Quelle grandi sagome vuote, nate dall’alternanza tra movimento e sosta, attendevano solo di essere riempite di significato. Per farlo, i ragazzi si sono lasciati ispirare da due giganti del Novecento: il dinamismo pop degli omini di Keith Haring e le forme sinuose e monumentali delle sculture di Niki de Saint Phalle. Sotto la guida dei docenti, i profili hanno preso vita, trasformandosi in una vera e propria mappa visiva dell’interiorità umana.
​Il racconto pittorico scorre così attraverso i contrasti dell’animo. C’è la Gioia, che si materializza in una figura azzurra e leggera, fluttuante tra soli, lune e scritte multiculturali come “La joie de vivre”. C’è la delicatezza della Tristezza, una sagoma viola che custodisce un cuore ferito ma lancia un messaggio di speranza: “A volte il cuore ha bisogno di pioggia per tornare a fiorire”. E infine c’è la Rabbia, che esplode in un rosso acceso tra fulmini e vulcani, accompagnata da una riflessione matura scritta dagli stessi alunni, che la descrivono non come cattiveria, ma come “il ruggito di chi sta proteggendo la propria fragilità”.
​Il valore profondo di questo percorso, tuttavia, non risiede solo nella bellezza degli elaborati appesi alle pareti, ma nel metodo con cui sono stati realizzati. L’unione tra la fisicità dell’educazione motoria e la libertà della pittura ha creato un canale comunicativo universale, accessibile a tutti. In questo spazio profondamente democratico, grazie a metodologie come il cooperative learning e il tutoring, le distanze si sono azzerate. Ogni alunno ha offerto il proprio movimento, il proprio tratto di colore e il proprio tempo, scoprendo che nel grande disegno della classe non esiste solitudine, ma solo tessere diverse di un unico mosaico.
​Il progetto dell’I.C.S. “E. Armaforte” si congeda così, lasciando una lezione preziosa: l’inclusione non è un concetto da spiegare alla lavagna, ma un’esperienza concreta che si impara stringendosi la mano in palestra e sporcandosi le dita di colore, insieme, per dipingere il proprio futuro.

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