7 febbraio 2020: all’Armaforte si discute di “Bullismo e Cyber bullismo”

La prevenzione e il contrasto dei fenomeni del bullismo e del cyber bullismo sono importanti compiti che la scuola è chiamata a svolgere insieme alle famiglie, per riuscire a cogliere eventuali segnali di disagio e intervenire tempestivamente.

La scuola promuove i valori che sono alla base delle relazioni sociali quali la conoscenza reciproca, il rispetto, l’acquisizione dell’autostima, la capacità di affrontare i conflitti, il rispetto delle regole e della convivenza civile.

Oggi il bullismo è diventato un fenomeno sociale poiché è amplificato dal social network e non può essere sottovalutato. Per questo motivo, per iniziativa del MIUR, il sette febbraio si svolge ogni anno la “Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyber bullismo a scuola”.

Nell’ambito di tali attività, il giorno 7 febbraio si è tenuto in Aula Magna un incontro con il Comando dei Carabinieri di Altofonte sul tema “Aspetti giuridici e sociali del fenomeno del bullismo e del cyber bullismo”, organizzato dalle docenti referenti di “Cittadinanza attiva”, Margherita Lo Iacono e Teresa Patti, al quale hanno partecipato con grande interesse gli studenti delle quinte della Scuola Primaria e prime della Scuola Secondaria di I grado. In tutte le classi gli alunni hanno, altresì, svolto attività didattiche attinenti al tema volte alla sensibilizzazione sull’argomento ed alla riflessione sulla violenza fisica diretta, sull’aggressività verbale e relazionale – anche indiretta – caratterizzata spesso da violenza psicologica, frutto dell’attuale cultura in cui le nuove tecnologie sono sempre più spesso vissute come delle vere e proprie estensioni del sé.

Rilevante è stato il contributo dell’Arma dei Carabinieri che, nelle persone del Comandante A. Colletti e del Maresciallo P. Izzo, ha saputo sintetizzare le cause originarie degli atti persecutori, l’incidenza e la diffusione di questo fenomeno nelle scuole: il bullismo appare fondarsi su un disagio familiare che spinge l’individuo a mettere in atto comportamenti prevaricatori.

Noi educatori dobbiamo chiarire ai nostri studenti che le tecnologie sono solo uno strumento; la causa del fenomeno sta nel nostro modo di educarli, avvicinarli alla realtà, rappresentargli il mondo, in altre parole il “non insegnargli ad autoregolarsi”.

Ricordiamo che educare significa, soprattutto, creare occasioni in cui i ragazzi possano sentirsi appagati. Ci sentiamo soddisfatti quando persistiamo nello sforzo, accettiamo nuovi traguardi, sopportiamo la delusione; quando ci sentiamo incapaci, desistiamo di fronte alle prime difficoltà, fuggiamo compiti nuovi, reagiamo con rabbia.

Fondamentale è insegnare ai ragazzi a diventare consapevoli dei loro punti di forza e debolezza, riconoscendoli e controllandoli, e in tal senso il nostro Istituto lavora con il contributo delle famiglie.

 

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